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Gli artisti che fondano una propria etichetta

Essere padroni di se stessi. Questo il primo pensiero di alcuni artisti che, nel corso della storia della musica, hanno fondato (o hanno tentato di farlo) una casa discografica. Disporre del proprio materiale, produrre giovani talenti e favorire la nascita di nuove scene musicali; questo ed altro nella mente di alcuni musicisti che hanno capitalizzato al massimo esperienze passate, mettendole al servizio di un’idea che spesso era in contrasto con la linea scelta dal mondo discografico tradizionale. È andata più o meno in questo modo la storia di quattro ragazzi di Glasgow che, nel 1994, fondano i Delgados e cominciano a bussare alle porte delle maggiori etichette scozzesi. I risultati sono scarsi e il gruppo decide di mettersi in proprio: nasce così la Chemikal Underground Records. Il vero colpo di mercato tuttavia la nuova label lo mette a segno con un’altra band di Glasgow, i Bis (il loro “The Secret Vampire Soundtrack e.p.” arriva al ventiquattresimo posto delle charts ufficiali). “Domestiques” dei Delgados invece esce nell’ottobre del 1996, scatenando reazioni positive sia tra la critica che tra il pubblico. Un mese dopo è la volta di “The Weekend Never Starts Round Here”, opera più che acclamata degli Arab Strap. Un matrimonio fortunato, almeno fino alla recente separazione consensuale, è stato quello con i Mogwai, gruppo capace di raggiungere al debutto (“Mogwai Young Team”) l’invidiabile traguardo delle 50.000 copie vendute. Perché si crea una casa discografica dunque? A volte lo si fa per fuggire dai litigi che ingabbiano l’artista all’interno dell’etichetta d’appartenenza. E’ questo per esempio il caso di David Bowie e Sheryl Crow. Nel 2001 Bowie scioglie il proprio contratto con la Virgin Records e fonda la sua etichetta, la Iso Records. Segue un periodo di rinnovata attività, durante il quale l’artista inglese è finalmente libero dalle restrizioni che la precedente casa discografica gli aveva imposto. In egual modo Sheryl Crow decide di prendere completamente in mano le redini della propria carriera, fondando la Old Crow Music e autoproducendosi. I rapporti fra Sheryl e i membri del TNMC si erano fatti troppo tesi per poter continuare insieme. In altri casi si sceglie la via della solitudine semplicemente per poter sfruttare al massimo le proprie potenzialità economiche. Madonna, in questo senso, è da prendere come esempio dalle nuove generazioni. Si sa, la material-girl è anche e soprattutto un’intelligente manager di se stessa. Dotata di un grande senso degli affari, eccola firmare nel 1992 un contratto da 60 milioni di dollari con la Time Warner per formare la sua etichetta, la Maverick, con la quale incideranno artisti del calibro di Alanis Morissette, dei Prodigy e dei Muse. Un altro grande della musica mondiale che ha saputo sfruttare al massimo la propria vena imprenditoriale è stato senz’altro Elton John. Nel 1996 fonda infatti la sua casa di produzione, la Rocket Pictures e un anno dopo dedica al funerale di Lady Diana la canzone Candle in the wind, che diventa immediatamente disco di platino e successo planetario. Anche un ex ragazzaccio del Rock si può dare agli affari. Lo ha dimostrato Noel Gallagher fondando la sua personale etichetta: la Sour Mash Records. A dir la verità il primo prodotto della nuova etichetta della mente degli Oasis (Proud Mary) non è andato molto bene. Esce invece a maggio “The Corner Of Miles And Gil”, album degli Shack su cui il più anziano dei Gallagher punta molto (gli Shack sono stati band di supporto per alcune date degli Oasis in Inghilterra). Chi ha saputo capitalizzare al massimo il proprio successo è stata sicuramente Linda Perry dei 4 Non Blondes. Un solo disco. Un solo singolo. Tutto però sufficiente per passare alla storia. La carriera dei 4 Non Blondes gira infatti attorno alla hit What’s Up?, uscita nel 1993 e contenuta nell’album "Bigger, Better, Faster, More?". L’enorme successo del debutto diventa però anche la causa della fine della band. Terminate le registrazioni del secondo album (mai pubblicato) i 4 Non Blondes si sciolgono. Linda intraprende la carriera solista e successivamente fonda la sua casa discografica, la Rockstar Records, per la quale pubblica il suo secondo disco "After Hours". Da questo momento si allontana dalle scene, intraprendendo la carriera di songwriter e produttrice. Tra le sue produzioni spiccano Pink e Christina Aguilera. Non è un caso che altre menti geniali come quelle di Brian Eno e J. Peter Schwalm si siano dimostrati restii a fossilizzarsi all’interno del mercato discografico tradizionale e abbiano preferito invece dirigersi verso lidi più emancipati. I due cooperano dal 1998 a molteplici progetti: concerti dal vivo, colonne sonore e musica per la danza. Se Brian Eno risulta uno dei più significativi produttori discografici della nostra epoca (produce “The Joshua Tree”, “Unforgettable fire”, “Zooropa”, “Achtung Baby” degli U2 e collabora a tre album dei Talking Heads), J. Peter Schwalm si distingue per la propria vena imprenditoriale. Nel 1997 fonda infatti la casa discografica Poets Club Records che produce, un anno dopo, “Makrodelia” degli Slop Shop. In Italia apprezzabile l’impegno sostenuto dai Subsonica che il 16 luglio del 2004 danno vita all’etichetta Casasonica (fra le produzioni ricordiamo Sikitikis e Cinemavolta). Finchè la passione per quello che si realizza sarà viva nell’animo degli artisti, siamo certi che la musica manterrà per sempre quell’aurea pura e semplice, che colpisce i sensi fin nel profondo. Ben vengano dunque musicisti che si interessano della discografia e che sognano un mondo della musica composto di appassionati di note e accordi invece che di bilanci e merchandising.


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