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Motorpsycho al Circolo degli Artisti a Roma


Li abbiamo visti sul palco lo scorso Novembre, durante tre memorabili date italiane, dove i MOTORPSYCHO ci hanno presentato alcuni dei brani del loro nuovo album intitolato ‘Heavy Metal Fruit’, fresco di pubblicazione e pieno di rock psichedelico. Il trio norvegese tornerà nella nostra penisola a Giugno, per un piccolo tour, che toccherà anche il Circolo Degli Artisti, che come al solito si preannuncia sorprendente dato che l’usanza dei MOTORPSYCHO è quella di proporre una scaletta diversa ad ogni concerto.

I Motorpsycho sono una alternative rock band norvegese formatasi nel 1989 a Trondheim, terza città norvegese per grandezza. Prendono il loro nome da un film di Russ Meyer del 1965 intitolato appunto “Motorpsycho!”, nel quale una banda di motociclisti si esibisce in rapimenti, stupri e rapine.

Il nucleo della formazione è composto da Bent Sæther, voce, basso, chitarra, autore della maggior parte dei brani, e Hans Magnus “Snah” Ryan, chitarra e voce, a cui inizialmente si aggiunge il batterista Kjell Runar “Killer” Jenssen, sostituito dopo il 1991 dal più versatile e talentuoso Håkon Gebhardt in grado di suonare batteria, banjo e chitarra. Quest’ultimo lascerà il gruppo nel 2006, e verrà stabilmente sostituito solo nel 2008 dal giovane Kenneth Kapstad, già nei Gåte. Nel corso degli anni diversi musicisti si sono avvicendati sul palco e soprattutto in studio come membri aggiuntivi della band.

Il suono del gruppo norvegese prende le mosse da un grind violentissimo, nel quale sono già però evidenti influenze psichedeliche e un senso melodico non comune. La prolificità del gruppo è impressionante, come dimostra la messe di EP, tutti di altissimo livello, disseminata nel corso degli anni, così come la rapidità con la quale la loro proposta musicale si evolve in maniera multiforme e caleidoscopica. Dopo i vagiti iniziali di “Lobotomizer”, è già tempo di capolavori: i doppi album “Demon Box” (1993) e “Timothy’s Monster” (1994) sono due mastodonti impressionanti per qualità e quantità, e contengono cavalli di battaglia con cui la band sarà costretta a fare i conti per anni. Il sound, ancora grezzo e smaccatamente lo-fi, viene raffinato nei dischi successivi, senza però perdere in aggressività e in immediatezza: ecco così che “Blissard” e “Angels and Demons at Play” riprendono e mettono a fuoco la proposta musicale dei due capolavori precedenti, con un rock granitico, irresistibili ganci pop rumoristi alla Dinosaur Jr., suggestioni folk ancestrali, dilatazioni ipnotiche tra kraut-rock e il progressive meno deleterio.

“Trust Us” (1997) è un altro lavoro imponente (2 cd) e di successo. Il suono del gruppo, variegato e multicolore, ruota comunque sempre intorno al basso-caterpillar di Bent Sæther, debitore della lezione di John Entwistle degli Who, e alla chitarra graffiante e satura di Snah, in egual misura figlia del David Gilmour più ispirato e di Thurston Moore. Non è da meno il drumming di Gebhardt, anch’esso sovente ispirato dal sound degli Who e di Keith Moon.

Nel 2000, quando sembra che i Motorpsycho abbiano esplorato l’esporabile in campo rock, esce “Let Them Eat Cake”, disco spiazzante, carico di riferimenti al periodo “pre-progressive” di Pink Floyd, King Crimson, Traffic, ricco di chitarre acustiche, archi, fiati, arrangiamenti ricercati e melodie smaccatamente beatlesiane.

La nuova strada (non sempre ben accetta dai fan di vecchia data) prosegue con “Phanerothyme” (2001), pieno di ritornelli pop potenzialmente “killer”, e (sembra) concludersi con “It’s a love cult” (2002), più difficile e meno immediato, e in generale meno ispirato.

Da segnalare la notevolissima collaborazione con i connazionali Jaga Jazzist per la collana “In The Fishtank” (2004), che riconferma i Motorpsycho come una delle realtà più inafferrabili del panorama rock mondiale.

Dal 2005 al 2007, a seguito dell’abbandono di Gebhardt, i Motorpsycho dal vivo si avvalgono (per poco) della collaborazione di Jacco Van Rooij, poi sostituito da Kenneth Kapstad.

Il lancio dell’album “Black Hole/Blank Canvas” è arrivato nel marzo 2006: si tratta di un doppio CD/vinile come fu per “Timothy’s Monster” e “Trust Us”. Il disco dimostra un ritorno al passato della band, che mette da parte l’eccessiva ricerca di citazionismi degli ultimi lavori, per dar vita a un album di rock senza compromessi, forse anche troppo virato sulle tinte hard-rock a scapito della fantasia e dell’inventiva sempre dimostrate, ma comunque molto godibile nonostante l’eccessiva lunghezza e il sound non perfettamente a fuoco (complice anche la produzione volutamente lo-fi e il drumming non impeccabile dell’instancabile Bent Sæther, in questo caso reinventatosi anche batterista).

Il 28 marzo 2008 esce “Little Lucid Moments”, con il novo batterista Kenneth Kapstad. Composto da quattro lunghi brani, segna un ritorno a sonorità più psichedeliche e progressive, vicine ad album come “Trust Us e Angels and Daemons at Play”, anche se decisamente meno vario nei suoni e nelle atmosfere.

Il 16 maggio del 2008 esce il primo doppio DVD della band, “Hair Cuts”.

L’ultimo album all’attivo dei Motorpsycho è “Child of the future” del 2009.

Formazione:

• Bent Sæther – voce, basso, chitarre, tastiere e batteria (1989-)

• Hans Magnus Ryan – chitarre, voce addizionale, tastiere e violino (1989-)

• Kenneth Kapstad – batteria (2007-)

porte/botteghino

20:00

concerti

21:30

ingresso

22 euro + 3 euro d.p.

@ CIRCOLO DEGLI ARTISTI

Via Casilina Vecchia 42 - Roma

info 06 70305684; info@circoloartisti.it



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