5 Dicembre 2020

Addio a Luciano Pellicani, intellettuale coraggioso

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E’ morto a Roma Luciano Pellicani, stroncato da una polmonite probabilmente collegata al Covid-19. Sociologo, giornalista e docente universitario, era nato a Ruvo di Puglia (Bari) il 10 aprile del 1939.

Abbracciò idee socialiste-riformiste sin dai tempi dell’università. Nel 1976 iniziò la collaborazione con il Psi di Bettino Craxi, dirigendo, tra l’altro, il mensile di area socialista “Mondoperaio”. Ha anche svolto l’attività di professore presso l’università Luiss di Roma come ordinario di sociologia politica e docente di antropologia culturale.

Pellicani cresce a Napoli con la madre e nel 1964 si laurea in Scienze politiche con una tesi su Antonio Gramsci. Lavorando alla tesi, però, Pellicani si convince che “il comunismo non era una buona idea realizzata male. Era proprio un’idea sbagliata”. A quel punto abbraccia le idee del socialismo riformista, che lo accompagneranno per tutta la vita. Nel 1976 arriva l’incontro con il segretario del Psi, Bettino Craxi. Il leader socialista, in un articolo, cita un saggio di Pellicani su Eduard Bernstein. Così il sociologo decide di contattarlo e ha inizio una intensa collaborazione. Nel 1978, sull’Espresso, esce l’articolo di Craxi ‘Il vangelo socialista’ in cui viene rivalutata tutta l’esperienza del socialismo umanitario e liberale e attaccata l’ideologia comunista, ispirandosi al primo socialismo di Pierre-Joseph Proudhon. Il ghost writer del pezzo è proprio Pellicani. In quella stagione Pellicani fu il teorico della rottura ideologica del Psi con il comunismo di matrice leninista ma anche gramsciana. Eugenio Scalfari su “Repubblica” commentò a caldo: “L’articolo sull’Espresso segna una data storica nella vita del Partito socialista italiano”. E il dibattito politico e culturale si fece incandescente per mesi.

Nonostante la fitta collaborazione con Craxi, il sociologo resterà sempre un intellettuale lontano dagli apparati di partito. Alla vita del Psi, infatti, contribuisce quasi esclusivamente con saggi e articoli e, dal 1985, dirigendo lo storico periodico di area socialista “Mondoperaio”. Rivista che Pellicani decide di chiudere dopo lo tsunami di Mani Pulite e lo scioglimento del partito. Guidato dal libero arbitrio, lo fu anche quando non riuscì a dissimulare la delusione per il gruppo dirigente socialista coinvolto in Tangentopoli e travolto dall’inchiesta di Mani pulite. Successivamente, con il crollo dei partiti della Prima Repubblica, nel 1998 si avvicinò ai Socialisti democratici italiani. Non decise, come altri esponenti del Psi, di seguire Silvio Berlusconi in Forza Italia e rimase nell’orbita del centrosinistra. Nello stesso anno, torna ad essere pubblicato “Mondoperaio”, di cui Pellicani è rinominato direttore.

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