The Citadel. Brothers Of Grief
Poter contare su idee originali a volte risulta più importante anche del saper scrivere una bel disco. L'Heavy Metal dei The Citadel, che presentano il loro nuovo disco "Brothers Of Grief", è denso di inventiva e di personalità. Il gruppo innesta, nelle dieci tracce del lotto, una buona commistione di Power, di Progressive e di Gothic, dando vita ad un disco che scorre via come l'acqua fresca (tanto il suono appare fruibile). Non farà gridare al miracolo ma le idee in questo album ci sono e vengono sfruttate a dovere. Le buone melodie di Brothers Of Grief cozzano con la voce davvero particolare di Jonas Radehorn (un mix di sana cattiveria e decisa irruenza). Il disco pone le basi attorno ad una sezione chitarristica granitica (a volte un tantino statica) che azzanna l'ascoltatore fin nelle viscere; altro punto a favore del gruppo è senz'altro il gran gusto che mostra per le melodie sobrie e fascinose che si stampano in testa fin dal primo ascolto. Il miglior risultato della band è sicuramente da rintracciare in The Creeper, dove la potenza d'esecuzione lascia campo ad un'atmosfera più diluita e più dinamica. Kenneth Jonsson dimostra di saper trattare e addomesticare a dovere la sua sei corde, cavalcando dei riff davvero esaltanti, che sfociano (all'interno dell'eccitante The Union) in atmosfere Dark e strazianti. Se si volesse a tutti i costi trovare una pecca a quest'ottimo disco? L'assenza di una pausa (intesa come inversione di tendenza a livello di potenza ritmica e chitarristica) lascia l'ascoltatore con l'amaro in bocca. Ben consci della coerenza di una band che basa la propria composizione sui propri gusti musicali, siamo certi che la band avesse le capacità (compositive e attitudinali) per sfornare una ballata cupa e intensa (un pezzo in definitiva che desse la possibilità di promuovere sotto tutti i punti di vista quest'ottima formazione).
Enrico Mainero
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