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Recensione Esdem - You Can’t Talk About Indie Rock


Genere: Elettronica, Indie Rock
Data uscita: 2008
Label: Black Nutria
Durata: N.A.
Sito Web: esdem.it
Voto: 6.5/10
Recensito da: Enrico Mainero

La musica ci aiuta ad evadere dalla realtà. Meglio allora se partorita con senso vago ed incerto, con gli occhi visionari e pieni di idee di una band giovane e brillante. Gli Esdem rispondono alle esigenze di chi ha voglia di lanciarsi, quando introduce il cd nel proprio lettore, in un’altra dimensione.

La dimensione che abbraccia la band italiana non è raggiungibile da tutti. L’ascolto del disco in questione richiede attenzione e una certa familiarità con certi suoni non convenzionali. Rimangono fuori infatti i soliti schemi strofa-ritornello-strofa (che affollano la musica tutta) per dar spazio ad invettive elettroniche ed elettriche degne di band quali Sigur Ròs, Mogway e Radiohead (ultima generazione).

L’idea sulla quale si regge “You can’t talk about Indie Rock” è un idea ben congegnata e ben strutturata. Lente litanie dal sapore ipnotico che viaggiano di pari passo con una musica dal sapore siderale in cui si dipanano onde pianistiche dal confortante chiarore e melodie toccate da tenui elementi elettronici.

Il disco ha dunque una sua identità ben delineata (e questo senz’altro gioca a suo favore) poggiandosi su liriche dal chiaro sapore poetico (la forza delle parole di Simone Paolo Ricci coinvolgono e immobilizzano l’ascoltatore). Una nota a parte merita Alì, vera gemma del lotto (con il suo loop di piano trascina la mente in un territorio davvero inesplorato). Nel pezzo, come del resto in tutto il disco, non mancano divagazioni dal tema principale e momenti più convenzionali.

È nel finale che il disco si tinge di Rock. She fills my air rappresenta in questo senso la conferma che la band sa trasferire le medesime emozioni anche quando le chitarre si ergono alte e compatte a creare un muro potente e dalla forza devastante.



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