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Neil Young - Living With War

I rocker, quelli veri, hanno mille vite. Prima con i Buffalo Springsfield, poi con i Crazy Horse, passando per Crosby Still Nash. Neil Young è uno di quei musicisti che incontri ogni giorno, tanto è quello che ha dato alle nuove generazioni. Nonostante gli anni passano per tutti, il cantautore di Toronto riesce ancora a stupire, per freschezza d’idee e soprattutto per la determinazione che mette nella propria musica. Tradito. In questo modo si è sentito Young in seguito all’11 settembre. Dopo aver appoggiato l’attuale amministrazione americana infatti si è detto apertamente deluso dagli scarsi ed ambigui risultati arrivati dalla guerra al terrorismo. Ecco allora rivelarsi in questo nuovissimo “Living With War” tutte le preoccupazioni e le inquietudini della america attuale. Il cantautore non risparmia critiche dirette al presidente Bush (in Let’s impeach the president affida alla stessa voce del leader statunitense il compito di trascinare la musica in un contesto a dir poco ironico). Testi taglienti come la lama di un rasoio dunque si sistemano su di un tappeto di chitarre ruvide e taglienti. Come nella migliore tradizione rock’ n’ roll tutto è ridotto all’osso (After the garden). Le sei corde sanguigne di Young si coordinano con i ritmi dei soli Rick Rose e Chad Cromwell (in Living with war risulta prezioso anche l’apporto dei fiati e del coro). L’intro chitarristico di The restless consumer rimanda direttamente agli anni ’60, mentre il fatto che il pezzo sia quasi tutto cantato in coro cala l’ascolattore in un contesto intriso di collettività (sembra proprio che sia il popolo americano a gridare la sua insofferenza). Shock and awe (grazie alle malinconiche melodie vocali di Young) ci dona invece la struggente sensazione di ascolatare una confessione dolorosa. Un lavoro che fa dell’urgenza d’espressione la sua migliore arma; dieci giorni di lavorazione per un disco imbestialito al punto giusto, che non promette nulla di particolare, ma che ti dice solo quello che ha nel cuore, senza pensarci su. Che cos’è dal tronde il vecchio rock’ n’roll se non semplice denuncia delle proprie idee, giuste o sbagliate che siano?


<P>04 settembre 2007</P>


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